Miti del Nord di Neil Gaiman
Chi mi conosce lo sa. Io ho una passione smisurata per tutto quello che riguarda la mitologia, in particolare quella norrena e quella egizia. E aggiungo anche che Miti del Nord, edito Mondadori, è il secondo romanzo che leggo di Neil Gaiman (QUI trovate la recensione di Stardust).

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Odino il supremo, saggio, audace e astuto; Thor, suo figlio, incredibilmente forte ma non certo il più intelligente fra gli dèi; e Loki, figlio di un gigante, fratello di sangue di Odino, insuperabile e scaltrissimo manipolatore. Sono alcuni dei protagonisti che animano il nuovo libro di Neil Gaiman: noto per essersi ispirato spesso ai miti dell’antichità nel creare universi e personaggi fantastici, questa volta Gaiman ci offre una formidabile riscrittura dei grandi miti del Nord.
Lungo un arco narrativo che inizia con la genesi dei nove leggendari mondi, ripercorriamo le avventure e le gesta di dèi, nani e giganti. Tra i racconti più avventurosi ci sono quello di Thor, che, per riprendersi il martello che gli è stato rubato, è costretto a travestirsi da donna, un’impresa non da poco considerando la sua barba e il suo sconfinato appetito; o quello di Kvasir – il più saggio fra gli dèi – il cui sangue viene trasformato in un idromele che colma di poesia chi lo assaggia.
Il finale del libro invece è dedicato a Ragnarok, il giorno del giudizio, il crepuscolo degli dèi, ma anche la nascita di un nuovo tempo e nuovi popoli.
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Mettiamo subito le cose in chiaro. Il mio amore per la figura di Thor non si discute. Da nerd come sono, poi, ho seguito con passione tutti i film dell’universo MCU e sua maestà Chris Hemsworth è per me il perfetto Thor (lui non la sa ma è mio marito eh eh eh).

È vero, questo romanzo di Neil Gaiman non è assolutamente una guida super approfondita su questo argomento ma, per chi è alle “prime armi”, è perfetto. Gaiman ha racchiuso in questo libro diversi racconti. All’inizio del romanzo vi è un’introduzione proprio dell’autore dove ci racconta la sua passione per la mitologia fin dall’età di sette anni quando leggeva le avventure del Mitico Thor.
La mia ultima lettura non mi ha assolutamente soddisfatta e quindi ho riposto tutte le mie speranze in Miti del Nord. E non potevo fare scelta migliore. L’ho divorato in pochissimi giorni. Avrei potuto finirlo anche in una giornata ma, complice i turni al lavoro, ho dovuto leggerlo un po’ per volta. E forse è stato anche meglio. Ogni racconto va gustato come il caffè della mattina.
Quando il padre di tutto, in forma di aquila, aveva quasi raggiunto i contenitori, con Suttung che lo tallonava, fece una scoreggiona umida e potente di puzzolentissimo idromele che arrivò dritta in faccia a Suttung, accecandolo e facendogli perdere il contatto con Odino. Nessuno, né allora né oggi, volle bere l’idromele uscito dal c**o di Odino. Ma ogni volta che sentite un pessimo poeta declamare i suoi pessimi versi, pieni di stupide similitudini e brutte rime, saprete qual è l’idromele che ha assaggiato.
L’immancabile ironia dell’autore è fortemente presente in questo romanzo. E per me funziona alla grande. Capisco perché Gaiman sia tra gli autori più apprezzati nel panorama del fantasy. La sua immaginazione traspare in ogni pagina. Ho percepito la sua passione per la mitologia norrena in ogni racconto. Ho viaggiato anche io insieme all’autore in mondi fantastici e mi sono sentita parte della storia, come se fossi anche io ad Asgard.
Questo romanzo per me, però, ha solo un grande difetto: è troppo corto e lo voglio “penalizzare” dando un voto di 4/5 perché avrei letto ancora se ci fossero state altri racconti.



