Recensione Un fato così ingiusto e solitario di Brigid Kemmerer
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Un fato così ingiusto e solitario di Brigid Kemmerer

Ciao Readers e bentornati sul blog. Oggi vi parlo di una delle mie ultime letture che mi ha conquistata fin dalla prima pagina. Sto parlando di Un fato così ingiusto e solitario di Brigid Kemmerer, primo volume della serie Cursebreakers, edito da Mondadori.

Un fato così ingiusto e solitario di Brigid Kemmerer (copertina)

Cartaceo: 22 € E-book: 10.99 €
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Le cose sono sempre state facili per il Principe Rhen, erede al trono del regno di Emberfall. O almeno, lo sono state finché una potente incantatrice non ha lanciato una spietata maledizione su di lui. Ora Rhen è condannato a rivivere all’infinito l’autunno dei suoi diciott’anni e a trasformarsi in una creatura mostruosa portando dovunque morte e distruzione – e lo sarà finché una ragazza non si innamorerà di lui. Per la giovane Harper, invece, le cose non sono mai state facili.

Il padre se ne è andato da tempo lasciandosi dietro una montagna di debiti, la madre è in fin di vita, e il fratello, che riesce a malapena a tenere unita la famiglia, l’ha sempre sottovalutata a causa della paralisi cerebrale che l’affligge: Harper ha dovuto imparare in fretta a fare affidamento solo su se stessa per sopravvivere. Ma un giorno, viene rapita e portata nel magico e terribile mondo di Emberfall perché Rhen possa conquistare il suo cuore e spezzare finalmente il maleficio.

Un principe? Un mostro? Una maledizione? Harper è sconvolta e disorientata, ma anche determinata a fare di tutto pur di ritornare nel proprio mondo e dalla famiglia che ha bisogno di lei. Tuttavia col passare dei giorni, man mano che la diffidenza nei confronti di Rhen si trasforma in amicizia (e forse in qualcosa di più) la ragazza si rende conto che anche Emberfall ha bisogno di lei. Perché forze potenti e oscure minacciano il regno e la vita di tutti, e non basterà spezzare la maledizione per salvare Harper, Rhen e il futuro di entrambi dalla rovina totale.

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Quando si parla di retelling de La Bella e la Bestia, corro in libreria battendo i record di velocità. Avevo puntato questo romanzo fin dall’annuncio della casa editrice e non potevo assolutamente perdermelo. È vero, direte voi, che siamo pieni di retelling di questa favola della Disney ma a me personalmente non bastano mai. Mi piace vedere come prendendo spunto da una storia ne esca una altrettanto bella. E questo è stato il caso di Un fato così ingiusto e solitario di Brigid Kemmerer.

È sempre una sorpresa scoprire che proprio quando l’oscurità sembra più fitta, la luce può essere più brillante.

Ho iniziato il romanzo e dopo poco tempo avevo già letto quasi cento pagine come se non fosse niente. La narrazione è davvero fluida scritta in prima persona con PoV alternato, ricca di dialoghi e la storia ti prende subito fin dalle prime pagine. Nella parte iniziale avviene tutto molto velocemente. Si ha la sensazione che l’autrice abbia saltato alcune parti rendendo frettolosi alcuni avvenimenti. Devo dire, infatti, che questo mi ha un pochino destabilizzata perché non capivo come una ragazza che viene rapita e portata in un regno incantato accetti tutto con fin troppa facilità.

fan art Un fato così ingiusto e solitario
Fonte: Pinterest

Ma passata questa prima parte c’è un’inversione di rotta. Quando entriamo nel vivo della storia ci troviamo catapultati in un regno fantastico, Emberfall, dove il principe Rhen è vittima di una maledizione. Condannato a vivere all’infinito l’autunno dei suoi diciotto anni, deve trovare la ragazza che, ricambiando il suo amore, sarà in grado di spezzare la maledizione. Il mostro che vive dentro di lui ha portato solo morte e distruzione negli ultimi anni. A Rhen non è rimasto nulla se non la speranza di porre fine a qualcosa che lo sta distruggendo nell’anima e Grey, membro della Guardia Reale, che ha giurato di proteggerlo.

Gran parte di Un fato così ingiusto e solitario è incentrato ovviamente sulla maledizione e su cosa questa comporti a Rhen e al resto degli abitanti del regno di Emberfall. Si sente tanto il dolore e la frustrazione di questo ragazzo rimasto solo contro tutti. L’occasione di riporre la sua fiducia in una ragazza lo fa essere, a volte, scontroso e poco incline alla gentilezza.

La protagonista femminile è coraggiosa, la sua vita è stata sempre contornata dal dolore e dalla voglia di farcela sempre e comunque, nonostante le sue difficoltà motorie. La scelta dell’autrice di introdurre un personaggio affetto da paralisi cerebrale ha dato dimostrazione che se si vuole ottenere qualcosa nella vita non c’è niente che possa impedirlo.

Posso sopravvivere. Devo. Così stringo i denti, metto sotto chiave le emozioni e mi protendo per prendere la mano dell’uomo biondo.

Mi è piaciuto tanto l’aspetto di mescolare la realtà alla fantasia. Ho rivisto in questo, infatti, il richiamo alla favola della Disney che ormai noi tutti conosciamo. Ho amato veramente tutto, anche quei piccoli difetti che però hanno reso la storia bella come piace a me. Il libro, poi, si conclude con un colpo di scena che fa venire voglia di tuffarsi immediatamente tra le pagine del secondo romanzo della trilogia.

voto 4/5

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